Nell'ultimo report Coface presenta gli sviluppi della situazione economica globale influenzata da tensioni geopolitiche sempre maggiori ma anche dalle elezioni presidenziali e/o legislative del 2024. Al conflitto tra Russia e Ucraina si aggiunge anche la crisi in Medio Oriente, iniziata nel 2023 e che si teme possa diffondersi ad altri Stati nel 2024. Nonostante la leggera riduzione dell'inflazione, di fronte a questo clima internazionale instabile, Coface prevede un rallentamento della crescita economica (dal 2,6% del 2023 al 2,2% del 2024) e, con essa, un aumento del tasso di disoccupazione e di insolvenza da parte di famiglie e imprese.
Barometro Coface IV 2023
In linea con l'ultimo quarto del 2023, l'economia globale assisterà a un rallentamento nelle prime settimane del 2024 a causa di diversi fattori di instabilità sul piano geopolitico. Nuove perturbazioni politiche, quali la crisi in Medio Oriente iniziata nel 2023 con la conseguente instabilità nel Mar Rosso e le elezioni presidenziali e/o legislative in una sessantina di Nazioni, si aggiungono ad un conflitto tra Russia e Ucraina che si combatte da ormai due anni. Tutti questi fattori daranno forma ad uno scenario politico e sociale già in deterioramento. Come anticipato dal precedente Barometro di Coface, gli indicatori mostrano un forte rallentamento dell'economia statunitense, una stagnazione dell'economia dell'Eurozona e una ripresa cinese che sembra incompleta e deludente. Al contrario, il barometro mostra che l'economia globale sarà guidata da economie emergenti come Brasile e Sud Africa.
L'analisi di Coface mostra, tramite il grafico sottostante, come la crescita economica globale rimarrà intorno al 2,2%, confermando un'ulteriore decelerazione per tre anni consecutivi.

La lotta delle banche centrali contro l'inflazione persistente
Negli ultimi mesi del 2023, l'inflazione ha continuato a scendere, con i prezzi dell'energia e delle commodity relativamente stabili e inferiori ai picchi raggiunti in seguito all'invasione Russa dell'Ucraina. Nonostante ciò, Coface prevede un'inflazione che continuerà a aggirarsi a livelli superiori al 2% nel medio termine (sia negli USA che nell' Eurozona). Questo è dovuto all'eventualità di un significativo deterioramento della situazione nel Mar Rosso, un'enorme minaccia per il traffico marittimo e il commercio internazionale, che potrebbe creare gravi danni alle supply chain e al mercato energetico (circa l'8-10% del petrolio a livello globale viene trasportato via mare attraverso quella Regione del Mar Rosso). Un aumento dei prezzi internazionali del petrolio potrebbe minacciare i progressi fatti per diminuire l'inflazione, complicando l'attività delle banche centrali.
A dicembre, negli USA l'inflazione misurata dalla Fed aveva raggiunto un tasso del 2.6% (vicino al target del 2%), mentre l'inflazione di base risultava essere leggermente maggiore (2,9%). Questo avvicinamento al target e la moderazione delle attività prevista da Coface dovrebbero permettere alla Fed di tagliare i tassi d'interesse, probabilmente a partire dalla metà del 2024. A novembre, in Europa si è registrata una sempre minore produzione industriale, per cui la prospettiva di una ripresa economica sembra ancora remota. Al contrario, nella prima metà del 2024, Coface si aspetta un periodo di stagnazione economica della Zona Euro. Inoltre, livelli inflazionistici ancora superiori al 2% impediranno alla BCE (e alla Banca d'Inghilterra) di attenuare gradualmente la politica monetaria non prima di quest'estate. Di conseguenza, Coface prevede la permanenza di alti tassi d'interesse in tutte le economie più avanzate per tutto l'anno.
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Un ambiente sfavorevole alle aziende
Come già alla fine del 2023, quando i prestiti alle aziende erano fortemente diminuiti negli Stati Uniti e in Europa, anche nel 2024 l'ambiente finanziario e monetario rimarrà sfavorevole alle aziende. Questo è dovuto anche al fatto che, per esempio in Europa, molte aziende (tra cui molte SMEs) stanno ancora ripagando prestiti statali a loro concessi durante la pandemia. Di conseguenza, Coface prevede che nel 2024 l'insolvenza delle imprese aumenterà seguendo il trend del 2023 in tutte le economie.
Economie emergenti come motore della crescita mondiale
Secondo Coface nel 2024 le economie emergenti saranno le principali forze motrici dell'economia globale, contribuendo con 1,7 punti percentuali alla crescita del 2,2% del GDP globale. Le economie emergenti conteranno circa i tre quarti della crescita globale, il più alto dato dal 2013. In questo contesto, il sud-est asiatico sarà nuovamente la regione più dinamica, con una crescita pari al 4,6% (rispetto al 4% del 2023), grazie alla ripresa del settore elettronico a livello globale (per Paesi come Malesia, Singapore, Vietnam) e alla ripresa del turismo in Paesi come le Filippine.
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Fonte: Coface

